Lacrime ed emozione per il racconto di Corriere.it: "I senzatetto del Papa che credono in Dio"
«Signora, come le vuole le scarpe? Invernali o primaverili?». A chiederlo è un volontario senza divisa. È gentile, educato. Parla con un tono leggermente più alto del necessario. Come se volesse compensare la presunta sordità dell’anziana donna che, riparandosi dal vento dietro a un ombrello poggiato per terra e senza neppure un dente nella bocca, risponde senza farlo attendere con determinata gratitudine. «Da primavera, da primavera…». Lo ripete due volte, come per farsi capire bene. A quelle scarpe ci tiene. Anzi, ne ha bisogno. Così come quell’uomo assai più giovane, poco più in là, ha bisogno di un paio di pantaloni che possano definitivamente congedare i logori e sudici calzoni della tuta che ha indosso.
Pochi metri più in là risiede il Papa, che ha fato realizzare le docce sotto il possente colonnato del Bernini e che, nel periodo più freddo, ha permesso l’apertura dei dormitori offrendo le auto dell’Elemosineria apostolica per coloro che non volevano lasciare i loro ritrovi. Nonostante questo, qualcuno si continuerebbe a domandare: dov’è Dio?
«Dio è qua con noi, non se n’è mai andato» ci risponde una donna polacca senza fissa dimora. Difficile dire quanti anni abbia. Probabilmente è sulla cinquantina, i denti sono in buona salute e la fede le fa luccicare quegli occhi azzurri anche di notte. «Dio non è stupido, sa riconoscere le opere di misericordia. Riesce a vedere nei cuori. E se si è capaci di ascoltarlo, lui ci regala enormi abbracci». Ci tiene a precisare che la sua casa non è la strada.
«No, la mia casa è questa chiesa».
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