Fonte: ilfattoquotidiano.it

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Chiesa, la denuncia di Papa Francesco: “In Vaticano c’è corruzione. Nella barca di Pietro alcuni marinai remano contro”

Ancora una volta “castigat sorridendo mores“, si potrebbe dire del Papa argentino parafrasando l’adagio latino: con levità il pontefice accende un faro su ciò che nella sua Chiesa lo preoccupa di più. Interpellato su cosa possono fare i religiosi per rinnovare le strutture e la mentalità della Chiesa, Francesco risponde: “Nelle strutture della Chiesa entra il clima mondano e principesco, e i religiosi possono contribuire a distruggere questo clima nefasto. E non c’è bisogno di diventare cardinali per credersi prìncipi! Basta essere clericali. Questo è quanto di peggio ci sia nell’organizzazione della Chiesa. I religiosi possono contribuire con la testimonianza di una fratellanza più umile”. Una fratellanza che ha il suono di un auspicio: “I religiosi possono dare la testimonianza di un iceberg capovolto, dove la punta, cioè il vertice, il capo, è capovolta, sta in basso”. Un vertice che spesso fa parlare di sé più per la sua ricchezza materiale che per le proprie virtù spirituali: “Il Signore vuole tanto che i religiosi siano poveri – affonda Francesco – quando non lo sono, il Signore manda un economo che porta l’Istituto in fallimento!”.
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Torna a parlare di temi complessi, Francesco. Temi scomodi che nell’udienza alla comunità della rivista dei Gesuiti affronta con una metafora: la “barca di Pietro“, “a volte nella storia, oggi come ieri, può essere sballottata dalle onde e non c’è da meravigliarsi di questo. Ma anche gli stessi marinai chiamati a remare possono remare in senso contrario. È sempre accaduto”.

Nell’intervista a Civiltà Cattolica Francesco affronta anche il tema degli abusi sessuali sui minori compiuti all’interno della Chiesa: “Parliamoci chiaro: questa è una malattia. Se non siamo convinti che questa è una malattia, non si potrà risolvere bene il problema. Quindi, attenzione a ricevere in formazione candidati alla vita religiosa senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva. Per esempio: mai ricevere nella vita religiosa o in una diocesi candidati che sono stati respinti da un altro seminario o istituto senza chiedere informazioni molto chiare e dettagliate sulle motivazioni dell’allontanamento”.

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