ULTIM'ORA - Papa Francesco, la notizia è stata diffusa poco fa in televisione: CONTINUA A LEGGERE PAPA FRANCESCO - La notizia è stata diffusa fra i fedeli che l'hanno appresa dal telegiornale >>> CLICCA QUI PER LEGGERE LA NOTIZIA >>> 'Francesco - Il Papa della gente', Bergoglio in una miniserie: "Sulle tracce dell'uomo" Dimenticatevi Lenny Belardo, il papa giovane di Jude Law e Sorrentino: il pontefice che debutta su Canale 5 è quello vero, Jorge Bergoglio. Ideata da Pietro Valsecchi e diretta da Daniele Luchetti, in onda in due puntate il 7 e l’8 dicembre su Canale 5, arriva la miniserie tv Francesco - Il Papa della gente, versione più ampia del lungometraggio Chiamatemi Francesco, sempre per la regia di Luchetti, uscito in sala un anno fa. Secondo Pier Silvio Berlusconi, "un progetto non ruffiano e televisivo, ma di qualità, di cui un tv commerciale può essere orgogliosa". La produzione, difatti, è interamente Mediaset che, ha detto il direttore generale contenuti Alessandro Salem, "ha investito 15 milioni di dollari e sperimentato una scelta produttiva innovativa, girando in contemporanea due prodotti diversi, dalla chiara vocazione internazionale: il film, già venduto in 40 paesi, e la miniserie per la tv acquisita da Netflix per il mercato mondiale". Esclusa, però, l’Europa dove doveva essere trasmessa sulla piattaforma che Mediaset avrebbe dovuto lanciare con Vivendi, con cui ora è in causa dopo la rottura dell’accordo. Ma veniamo alla miniserie. In 100 minuti, la prima puntata, presentata oggi alla stampa, si muove tra il Bergoglio cardinale a Roma alla vigilia del conclave (l’attore cileno Sergio Hernández*)* e lunghi flashback della giovinezza in Argentina (qui a interpretarlo è l’argentino Rodrigo de la Serna, già nei Diari della motocicletta): dagli amici peronisti alla decisione nel 1960, poi contrastata dai superiori, di fare il missionario, dal lavoro di insegnante di letteratura in un collegio dove invita, con scandalo, l’ateo Borges (episodio che mancava nella versione per il cinema) agli anni della dittatura e dei desaparecidos in cui, nominato Superiore provinciale dei gesuiti in Sudamerica, lo si vede barcamenarsi tra una Chiesa potente connivente col regime e sacerdoti sul campo rapiti e uccisi per la loro vicinanza al popolo. "Ho cercato di evitare il rischio del santino – dice Luchetti – e, da laico, di mettermi sulle tracce di un uomo che fa un mestiere, quello del prete. Per capire come mai oggi è così, attraverso quali prove e inferni è passato. È la mia prima volta in tv, e posso dire che questo è un progetto particolare per la libertà di affrontare temi anche politici senza i cliché solitamente imposti ai prodotti popolari". Un film d’autore, insomma, per il piccolo schermo, frutto di un lavoro iniziato subito dopo l’elezione di papa Francesco, nel marzo 2013: «A ridosso della nomina sono uscite molte biografie – prosegue il regista – Le abbiamo lette tutte, ma il film nasce da un’inchiesta sul campo: con Valsecchi siamo andati in Argentina e abbiamo parlato con molte persone che lo conoscono, ex studenti, colleghi in curia, segretarie, preti di strada. Ci ha avvicinato anche molta gente che lo detestava: è un personaggio complesso e contraddittorio». Delicata, in questo senso, la parte sui rapporti con la dittatura di Videla: «Verbitsky lo ha accusato di essere un papa collaborazionista, di aver denunciato due gesuiti rapiti dai militari. Quell’episodio lo racconto come l’ho ricostruito io, mi sono affidato alla mia sensibilità personale». Sulla (quasi) coincidenza con The Young Pope, nessuna preoccupazione: «Sono due partite diverse. E ci metterei anche Habemus Papam di Moretti: curioso che tre atei miscredenti abbiano fatto tre film sul papa».