| ROMA - La notizia è stata data poco fa dal Corriere della Sera: CONTINUA A LEGGERE | Purtroppo è tutto vero: CONTINUA A LEGGERE Ciò che più colpisce è l’assoluta tranquillità con cui ammette il suo progetto di farsi saltare in aria in nome di Allah. «Le mie paure non contano. Faccio ciò che è giusto per la nostra religione. Morirò e andrò in paradiso, così è scritto, così vuole Dio e chiede il Corano», ripete con voce monotona. Neppure un goccio di sudore imperla la sua fronte, poi l'annuncio che spaventa tutti i fedeli: CONTINUA A LEGGERE "ARRIVEREMO A ROMA MOLTO PRESTO" «Presto arriveremo a Roma. La città simbolo dell’Occidente infedele. E da lì prenderemo tutta l’Europa, dalla Libia è facile. Per i cristiani e gli infedeli resteranno solo tre alternative: convertirsi all’Islam, pagare la tassa prevista della nostra legge religiosa se non intendono farlo, oppure venire uccisi». Così, semplice. Lo abbiamo sentito molte volte, è diventato quasi un cliché. Però affermato in diretta da un aspirante kamikaze che voleva tra gli altri assassinare Paolo Serra — il generale italiano che è consigliere militare di Martin Kobler, l’inviato Onu per la Libia sostenitore del premier Fajez Sarraj — nel cuore di Tripoli torna a suonare sinistro e pericolosamente reale.