Fonte: Osservatore Romano / ilcattolico.it
In Egitto un commando armato ha sparato a un cristiano di 40 anni a El Arish, nel nord del Sinai, uccidendolo. L’attacco è il settimo agguato mortale contro fedeli della minoranza copta nella regione da inizio anno. E quattro deputati del Sinai settentrionale hanno fatto sapere di aver presentato le loro dimissioni «per il fallimento nel risolvere i problemi dei cittadini». Nel nord del Sinai operano miliziani jihadisti vicini al sedicente stato islamico (Is) che si battono contro il governo di Abd Al Sisi e contro la presenza dei cristiani che rappresentano il dieci per cento della popolazione egiziana. Il 19 aprile l’Is aveva rivendicato l’attentato al monastero di Santa Caterina del Sinai, cha ha provocato la morte di un agente di polizia e quattro feriti. Il monastero di Santa Caterina sorge ai piedi del monte Sinai, ed è il sito cristiano più vicino al luogo dove Mosè ricevette da Dio le tavole della legge. Per questo è caro alle tre religioni monoteiste. Ma c’è da dire che in Sinai l’Is si scaglia anche contro l’antica tribù dei tabarin, accusata di aiutare il governo del C a i ro . I quattro politici hanno scritto al presidente della camera dei rappresentanti (il parlamento monocamerale egiziano), Ali Abdel Al, spiegando di non riuscire a rispettare le promesse elettorali. Lo riferisce il quotidiano locale «Shorouk». Nel documento firmato dai deputati Gharib Ahmed Hassan, Nour Salama, Attia Mousa e Sara Saleh, si denuncia il doloroso imbarazzo di non riuscire a aiutare i cittadini.
© Osservatore Romano - 8-9 maggio 2017
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