L'ex ct di Cile e Argentina potrebbe mettere oggi nero su bianco, anche perché il viaggio di ritorno di Calveri è previsto per stasera. L'ultimo nodo è legato alla durata del contratto...
LOCURA - Ignorata la somiglianza con il leghista Calderoli, i laziali sono tutti in preda alla locura. Eppure Bielsa è un uomo del divide et impera, per dirla alla Lotito. Visceralmente amato da chi pensa che il calcio sia, nonostante tutto, una materia metafisica. Inviso a chi del calcio coglie soltanto i risultati. Marcelo è un eroe romantico dello Sturm und Drang, un ribelle solitario che sfida ogni autorità e limite per affermare la sua libertà e la sua individualità d’eccezione. Non è uno del pueblo, sebbene sia nato a Rosario come Che Guevara. Bielsa è figlio dell’alta borghesia, rampollo di una nota famiglia di giuristi. In principio lo chiamavano “el señorino”, ben presto s’accorsero che non aveva tutte le rotelle apposto. Già nel paradosso che un modesto difensore diventasse un tecnico morbosamente attratto dal gioco d’attacco. C’è chi narra che il tecnico custodisca un campo di calcio di misura regolamentare nella sua casa di campagna, e che un'idea geniale sopraggiunta nella notte, figlia magari di una cattiva digestione, non di rado lo porti a convocare moglie, giardiniere, cuoco e vicini per disporli con pazienza (loro, prima che sua) sul terreno di gioco a studiare le implicazioni tattiche di quel presepe vivente. A Formello convocherà Giocondo e le guardie: CONTINUA A LEGGERE
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